Tra graditi ritorni e attesissime novità, gennaio 2026 propone un caleidoscopio di storie che spaziano dal dramma familiare alle indagini più intricate, passando per realtà sociali e avventure ricche di suspense.
Nel frattempo, il mondo del cinema piange la scomparsa di Béla Tarr, regista ungherese tra i più influenti del panorama d’autore europeo, la cui eredità artistica continua a ispirare autori e cinefili.
Le serie tv da non perdere a gennaio 2026
Il catalogo delle serie tv di inizio anno si presenta variegato e avvincente, con titoli distribuiti sulle principali piattaforme come Netflix, Sky e Amazon Prime Video.
Su Netflix, il 1° gennaio debutta Fuga, un thriller familiare che racconta la discesa nell’oscurità di Simon, padre che si ritrova a combattere contro un mondo sotterraneo dopo la scomparsa della figlia. Sempre dal 1° gennaio, arriva L’amore in ufficio, una commedia romantica che esplora la tensione tra rivalità professionale e passione, con protagonisti due candidati alla carica di CEO che scoprono di essere più legati di quanto pensassero.
Il 2 gennaio fa il suo ingresso la serie crime Land of Sin, ambientata in Svezia, che segue l’investigazione di una detective al confine tra famiglia e faida secolare, mentre l’8 gennaio si segnala La sua verità, un dramma ambientato nella calda atmosfera di Atlanta, dove una giornalista si immerge in una misteriosa indagine su un omicidio locale.
Tra le novità più attese, il 9 gennaio su Netflix arriva la docuserie Fabrizio Corona: Io sono notizia, un ritratto senza filtri del controverso personaggio che ha segnato la storia del gossip e della comunicazione italiana dagli anni ’90 a oggi, mettendo a nudo le contraddizioni di un Paese in bilico tra realtà e spettacolo.
Il 29 gennaio debutta la quarta stagione di Bridgerton, che continua a narrare le vicende della famiglia Bridgerton con nuovi intrecci sentimentali e drammi sociali, mentre il 14 gennaio su Amazon Prime Video prende il via Taskaree – Contrabbando organizzato, una serie ad alto tasso di adrenalina ambientata nel mondo della dogana aeroportuale indiana e delle reti criminali globali.

Il cinema di gennaio 2026 si conferma terreno fertile per racconti carichi di tensione psicologica e sociale. Tra le uscite più significative si segnala Una di famiglia, con Amanda Seyfried e Sydney Sweeney, che racconta la storia di Millie, una giovane donna alle prese con un lavoro come governante in una famiglia ricca dove nulla è come sembra. Il film affronta con delicatezza e profondità il tema delle illusioni e delle dinamiche di potere all’interno delle relazioni domestiche.
Un’altra pellicola degna di nota è il biopic L’Inconnu de la Grande Arche, che ripercorre la vicenda di Otto von Spreckelsen, architetto danese autore dell’iconico Arco di La Défense a Parigi. La pellicola, ambientata negli anni ’80, mette in luce le difficoltà di realizzare un’opera rivoluzionaria in un contesto di burocrazia e lotte politiche.
Da segnalare anche Sorry, Baby, il film d’esordio di Eva Victor, che con una narrazione originale e il perfetto bilanciamento tra dramma e humour, racconta il difficile percorso di una donna che affronta il trauma di una violenza subita.
Nel panorama internazionale, la commedia nera coreana di Park Chan-wook torna con una storia di disoccupazione e sopravvivenza personale che riflette i mutamenti drammatici del mercato del lavoro contemporaneo, confermando il talento del regista nell’esplorare le contraddizioni della società moderna.
L’addio a Béla Tarr, maestro del cinema d’autore
Il 6 gennaio 2026 il mondo del cinema ha perso Béla Tarr, regista ungherese tra i più acclamati e influenti del cinema contemporaneo. Aveva 70 anni ed era noto per il suo stile inconfondibile caratterizzato da lunghi piani sequenza, bianco e nero e una narrazione lenta e contemplativa che indaga i temi dell’esistenzialismo e della crisi delle utopie collettive.
Tarr ha iniziato la sua carriera negli anni ’70 con cortometraggi e film che raccontavano la realtà dell’Ungheria comunista, evolvendosi poi verso opere monumentali come Satantango (1994), un film di oltre sette ore tratto dal romanzo di László Krasznahorkai, vincitore del Nobel per la Letteratura nel 2025. La pellicola, con le sue 151 inquadrature e lunghissimi piani sequenza, rappresenta un’esperienza visiva e narrativa senza eguali, che esplora il fallimento delle utopie e la condizione umana in un villaggio ungherese.
Il suo ultimo film, Il cavallo di Torino (2011), vincitore dell’Orso d’argento al Festival di Berlino, ha segnato il congedo dalle scene di un autore che ha lasciato un segno indelebile nella storia del cinema. La sua collaborazione con Krasznahorkai ha dato vita a opere che hanno ridefinito i confini del racconto cinematografico, influenzando registi come Jim Jarmusch e Gus Van Sant.


