CINEMA INDIPENDENTE

Doc. 33 di Giacomo Gabrielli

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Il  found footage dall’  avvento di The Blair Witch Project è diventato ormai un Genere a  sé.  Il suo impiego trova terreno fertile in  produzioni dal  budget molto ridotto , ed è sempre più usato (ed alle vlte abusato)  dai  giovani filmakers .  la sua cratteristica principale, è quella di permettere di creare storie pregne di senso di realtà, proprio grazie all’uso diegetico di videocamera e video-operatori. Uno di questi  film è  Doc. 33 diretto da  Giacomo Gabrielli, che si avventura anche egli  in un terreno ormai diventato difficile.  Doc. 33 è un film che richiama The Blair Witch Project, non solo per la scelta stilistica, ma anche per le numerose citazioni che si trovano all interno del film, un opera non certo originale che pare in alcuni una copia sequel evoluta del film di Myrick e Sanchez. Il giovane regista “abbandona” i suoi quattro filmakers Veronica Delmarco, Carla Vargiu, Diego Cavada, Jacopo Bellante  all’interno di una situazione simile a quella de Il mistero della strega di Blair, da cui il regista asporta alcune delle scene culto come il  giovane cercatore in piedi a fissare un angolo della stanza buia, ripreso di spalle, la cosa che differenzia i due film è solo il centro del documentario dei quattro  reporter,  un ex orfanotrofio costruito in mezzo alle foreste austriache e ormai abbandonato, dove pare ci sia un forte attività spiritica. Inutile dire che le loro brame da acchiappafantasmi  saranno ampiamente accontentate. Tecnicamente il film di Gabrielli presenta notevoli lacune strutturali,quali il ritmo fluido e trascinante che rappresenta il classico stile di un found footage che si rispetti, a questo si aggiunge l’uso di attori decisamente fuori parte e dalla recitazione molto amatoriale. Ma quel che più non va nel  lavoro fatto in Doc. 33 è il non distaccarsi dal titolo ispiratore, che riprende in ogni punto, dimostrandosi un puro esperimento emulativo.

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