CORTOMETRAGGI

LA STORIA DEL REGNO di Luca Sampietro

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Horror amatoriale sui generis sviluppatosi sulle ceneri di un corto girato per scherzo fra amici dal titolo Lonely Boy. Da quella scheggia nata quasi solo per passare il tempo, il giovane creativo Sampietro, dopo un isolamento ascetico di sette giorni passati a sviluppare plot e sceneggiatura, torna alla vita con La Storia del Regno, un horror paranormale con tensione al fantasy ed una complessità (e durata!) Tolkiana. Sui generis in quanto sono pochi i registi esordienti che alla loro opera prima optano per un lungometraggio, in genere si sta sul corto per ragioni di tempo e budget. Oltre a ciò, il film di Sampietro evita le facilonerie dell’horror amatoriale che solitamente riguardano l’uso e l’abuso di sangue e violenza, molto più semplici da mettere in opera rispetto ad uno sviluppo complesso e coerente del soggetto. La durata di un film corto per un regista agli esordi ha però anche un’utilità tutta sua: quella di evitargli di incorrere in diversi tipi di errori perché, come ovvio, più ci si espone, più si corrono i rischi legati all’esposizione. Per fare un’esempio, se indossiamo una semplice camicia potremmo sopportare agevolmente per un minuto la temperatura di zero gradi ma se stiamo a zero in camicia per mezz’ora ci potrebbero essere delle sgradevole conseguenze. Ora, per la propria stessa natura, un film amatoriale è fiaccato da una serie di limiti che vanno dal comparto attoriale, a quello strettamente tecnico, a quello narrativo, etc. La Storia del Regno si dimostra sorprendentemente solida in più di un comparto, e questo per l’ammirevole passione dei partecipanti, ma non così “imbottita” da poter sopportare basse temperature per due ore e passa. Questo, in pratica, in che difetti si traduce? In nessuno in particolare e in tutti, cioé tutti i potenziali difetti del prodotto amatoriale hanno la possibilità di ottenere una maggiore esposizione così da essere rilevati in più riprese e più facilmente. Tale, secondo il mio parere, è il limite de La Storia del Regno che, peccando di poca umiltà, sfida i propri stessi limiti e la pazienza dello spettatore, nel tentativo farlo penetrare in un mondo narrativo complesso. MA, siccome per mia natura sono incline ad ammirare l’ambizione che travalica le modeste ambizioni, nonché quel (forse) folle individualismo che fa dire “Lo voglio fare lo stesso così!”, allora non posso che rimanere ammirato dalla pervicace volontà di Sampietro e soci di rappresentarsi secondo un loro personale gusto e tempo. Inoltre La Storia del Regno ha davvero qualcosa da raccontare e non si tratta di qualcosa che possa essere facilmente compresso in un tempo limitato, a meno che non si voglia correre il rischio di sgretolare magia e atmosfere; diciamo che una soluzione di compromesso poteva essere rappresentata dallo scindere in quattro “puntate” l’intera opera che in effetti sembra avere una natura, diciamo così, alla Lost. In ogni caso, il soggetto del film è decisamente curioso ed anche sufficientemente originale benché una casa col portale verso il mondo dei morti era già stata “presentata” da Fulci (L’Aldilà, 1981) e in parte da Argento (Inferno, 1980); a me è anche parso di avvertire qualche influenza avatiana. Qui però le cose si fanno molto più complesse e strutturate, secondo delle logiche che hanno un piede nell’esoterismo ed uno nelle scienze matematiche. Ad affrontare l’arcano, un gruppo di amici del regista che non sono privi di skills recitativi e sicuramente hanno dimostrato una motivazione encommiabile (immagino che si siano anche divertiti parecchio). Ognuno sembra avere un determinato ruolo psicologico nello svolgimento dei fatti, così Lillo e Kirby paiono i più esterni e perplessi di fronte alla faccenda metafisica (Bazzani sappia che ha una notevole somiglianza con l’attore inglese John Hannah!), mentre il risoluto Jonah (che come il bibblico omonimo è risoluto a penetrare i misteri del grande pesce/casa) fa il paio con l’oscuro Black intorno al quale viene costruita una sapiente aura di mistero però presto dissipata dalla costatazione che alla fine si tratta di un simpatico “frescone” come gli altri. L’indagine che si snoda durante il film, e che non sto a spiegare per non rovinare la sorpresa, porta a conoscere il desaparecido PJ e il suo “doppio” (entrambi interpretati dal regista che prevedibilmente dà il massimo recitativamente); poi verrà il turno dei Guardiani che daranno un tocco decisamente fantasy (sarà per la mantellina!). La storia che mira all’intricatezza, se seguita con attenzione risulta in verità comprensibilissima ma, per i motivi sopra esposti, la lunghezza gioca a sfavore dell’attenzione dello spettatore che potrebbe così avere la percezione di un percorso narrativo arzigogolato mentre invece si tratta semplicemente di distrazione fisiologica. A più riprese si ha l’idea che qua e là alcuni passaggi siano stati dilatati in maniera non necessaria e che alcune sequenze non fossero così necessarie; questo avrebbe garantito un maggior dinamismo. Molto interessante l’uso dei giochi cromatici in postproduzione, anche se in alcuni casi se n’è fatto abuso. Ottima la scelta musicale (Enya, metal, classica, …); ora si pone il problema dei diritti nel caso la pellicola dovesse trovare una diffusione più ampia. In conclusione, data l’ambiziosità del progetto e la limitatezza del budget, il risultato ottenuto da Sampietro ha del fenomenale, non meno della storia che ha voluto raccontare. Oltre alle considerazioni sul film in sé, guardandolo, mi è balenata alla mente una riflessione sulle nuove generazioni: si fa un gran parlare male di esse, soprattutto da alcuni fonti che evidentemente hanno tutto l’interesse a pubblicizzare il negativo piuttosto che il positivo, ma guardando questo manipolo di giovani che s’impegnano gratuitamente a dare vita al sogno di un loro amico, si ha la prova (che forse alcuni cercano) che esiste tutto un sottobosco di giovani soggetti altamente operosi, creativi e validi che, si spera, siano quelli che andranno a formare le fondamenta della società; il problema è che le fondamenta sono sempre sotto terra e non le vede nessuno. Ma lasciamo perdere queste riflessioni da vecchio trombone. Plauso a Sampietro e soci in attesa della prossima prova. Il film, girato in 25 giorni non consecutivi tutto nelle zone presso Imperia, è costato circa 50 euro.

Potete scaricare il film, diviso in due tempi, da questi due links: Prologo ed Epilogo.

   

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