La recensione di The Place, il film di Paolo Genovese tratto dalla serie Netflix “The Booth at the End”.
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“The Place“, ovvero “Il posto”, di Paolo Genovese narra alcune vicende che si intrecciano in una caffetteria che affaccia su una strada trafficata. Dentro, a un tavolo, c’è un uomo con un’agenda. A lui ci si rivolge per chiedere di realizzare il proprio desiderio. Dieci personaggi si siedono a chiedere qualcosa all’uomo solitario e ambiguo. Genovese dopo il successo di Perfetti Sconosciuti riparte dalla formula vincente del film corale con un cast di attori noti, ma la pellicola non decolla, anzi resta propria bloccata e non si capisce per quale arcano motivo un regista di commedie di successo decide di varcare un limite che forse non crede di possedere e si incammina su un territorio a lui non congeniale.
Genovese risulta impacciato registicamente nel genere noir e dramma con toni da mistery, confezionando un film senz’anima, che annoia e che è la prova che la buona riuscita di un’opera cinematografia non può essere totalmente affidata ai “soliti volti noti” che non danno nulla di più rispetto ai soliti ruoli in cui siamo abituati a vederli, ad eccezione di Vinicio Marchioni e Giulia Lazzarini un passo in più rispetto agli altri. Probabilmente proprio un cast così “stellare” è la vera arma a doppio taglio e il difetto del film, ognuno porta a casa il compitino, con superficialità e senza emozionare il pubblico, complice una sceneggiatura debole e priva di spunti interessanti. Non bastano una location ben fatta e una fotografia ricercata a fare un buon film, soprattutto se tutta la narrazione si svolge sempre un unico ambiente senza picchi narrativi e registici. “The Place” è la brutta copia del seriale interessante e profondo proposto da Netflix dal titolo “The Booth at the End“. Peccato.
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