CINEMA

VIA LIBERA AL PROTOCOLLO PER LA RIPRESA DELLE PRODUZIONI

Trovata l'intesa per la ripresa delle produzioni Cinema e tv

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Accordo tra  imprese e sindacati, documento pronto la per validazione.

 

 

I set di cinema e tv spingono per ripartire dopo il lockdown causato dal coronavirus, finalmente un segnale importante è arrivato.  L’accordo sul protocollo sanitario è stato firmato da tutta la filiera, dai produttori ai macchinisti, dagli attrezzisti agli attori, e definisce le regole per riaprire in sicurezza. Un codice di autoregolamentazione che ora sarà sottoposto a ministero della Sanità, Cts, Inail e alle altre istituzioni preposte per la bollinatura. L’ obiettivo è quello di riavviare le produzioni entro la fine di giugno, per ridare fiato a un settore che dà lavoro a oltre 200mila persone e vale 1 miliardo l’anno. E così, dopo un mese di lavoro in videoconferenza, si è arrivati a un testo condiviso, firmato da Anica, Apa, Ape, Cna Cinema e Audiovisivo, Confartigianato Cineaudiovisivo, Slc-Cgil (con le rispettive delegazioni di troupe e attori), Fistel-Cisl, Uilcom-Uil, 100Autori, Agi Spettacolo, Doc/it e Lara. Sul set sarà obbligatoria la mascherina chirurgica, tranne che per gli attori in scena, che dovranno però recitare ‘a distanza’. In caso di scene collettive o ‘situazioni ravvicinate’, saranno sottoposti ai test più affidabili per escludere che siano positivi al Covid, immediatamente prima dell’inizio delle riprese, e ripeteranno i test almeno una volta alla settimana, anche senza sintomi. Ciascun componente del cast dovrà avere un camerino o uno spazio a uso esclusivo, da igienizzare a ogni cambio di attore. I set dovranno essere sanificati prima del ciak, al termine della giornata di riprese e in caso di operatori positivi o con sintomi. Tra le altre indicazioni previste, costumi di scena individuali; guanti monouso, mascherine FFP2/FFP3 e visiere per truccatori, acconciatori, microfonisti, sarte, attrezzisti; strumenti monouso per trucco e parrucco o igienizzati dopo ogni utilizzo e a fine giornata. Addio ai buffet, sì a più postazioni di catering, da sanificare quotidianamente, con piatti e posate monouso e porzioni già pronte. E poi la forte raccomandazione all’uso di app per il contact tracing, come ‘Immuni’, quando sarà disponibile. Tre le principali questioni aperte, riflette Giancarlo Leone, presidente dell’Apa, l’associazione dei produttori audiovisivi: “Innanzi tutto, la disponibilità dei tamponi sui set: abbiamo chiesto il coinvolgimento nazionale e regionale per garantirla, specie per gli attori che non possono usare le mascherine. In secondo luogo, l’istituzione di un fondo di garanzia per le assicurazioni in caso di danno totale. Terzo, il necessario e imminente lancio del nuovo tax credit: su quest’ultimo punto apprezzo molto l’attivismo del Mibact che è la prova della consapevolezza dell’importanza della ripresa della produzione”. A sottolineare il nodo assicurazioni è anche Francesca Cima, presidente della sezione produttori dell’Anica: “Serve un sistema che garantisca due possibilità: l’interruzione momentanea e quella, mi auguro rara, di interruzione totale ad esempio per un focolaio. Quest’ultimo prodotto finanziario non esiste tra le assicurazioni e pensiamo che i fondi di garanzia italiani ed europei possano tutelare, nel caso”. La ripartenza, spiega ancora Cima, serve anche a rimettersi sul mercato a livello internazionale: “C’è tanta necessità di prodotto audiovisivo e vince il Paese che riparte prima, in sicurezza. In Islanda, ad esempio, si stanno accaparrando tante produzioni per questo. Dobbiamo far capire che avviare un film in Italia è possibile e in sicurezza. E’ una sfida decisiva”. Plaude alla coralità dell’accordo Eleonora Andreatta, direttore di Rai Fiction, convinta che “questo spirito comune sia il migliore auspicio per poter riprendere il lavoro, una volta che i protocolli saranno approvati dall’autorità competente, e procedere verso quella ripartenza in cui la Rai è profondamente impegnata nel suo ruolo di volano di un’industria di grande valore culturale e industriale per il nostro Paese, quale quella dell’audiovisivo”.

 

 

 

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