CINEMA

APPUNTI SULL’ATTUALE SCENA DELLA CRITICA CINEMATOGRAFICA

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La critica cinematografica italiana è radicalmente cambiata negli ultimi decenni.

a cura di Leopoldo Santovincenzo

   

 

 

Ormai confinati in spazi sempre più ridotti, i cosiddetti quotidianisti hanno perso la centralità e autorevolezza che avevano fino a tutti gli anni ’80 e parte degli anni ’90. La formazione dei quotidianisti storici era culturalmente molto solida e basata spesso sulla letteratura quanto sul cinema; la scrittura era densa e ricca di riferimenti extra-cinematografici. Le posizioni ideologiche, a partire dal dopoguerra, avevano una forte influenza sui giudizio: come sistema generale di riferimento e nel dettaglio con l’adozione o il rifiuto di alcuni autori e naturalmente con l’accoglienza o meno riservata ai contenuti del testo filmico ancora prima che alla sua forma.

Le nuove generazioni di critici formati sulle Nouvelle Vague hanno cominciato a scardinare tali rigidità introducendo la cinefilia come un valore critico e identificando, sul modello dei francesi, le poetiche degli autori. Per molti anni l’autore sarà al centro della produzione critica e la rivalutazione del cinema popolare, a cui viene attribuito il potere di raccontare la società senza filtri, segna le nuove tendenze.

La cesura rappresentata dal dilagare delle televisioni commerciali ha istituito un’attenzione inedita al “frammento” ovvero al singolo film estratto dal contesto storico: tra la fine degli anni ’70 e per buona parte degli anni ’80 le librerie sono state invase da raccolte di recensioni e di schede, strumento considerato utile anche per orientarsi nell’oceano di proposte frammentarie e prive di gerarchia e organizzazione offerte dalle televisioni commerciali (contro la strutturazione in cicli monografici gestita soprattutto dalla televisione pubblica come estremo baluardo del senso e dell’evoluzione storica del cinema).

   

   

Lo sfilacciamento della critica italiana avviene soprattutto in concomitanza con lo sfilacciamento del mercato; il cinema perde di centralità e di spazio e viene sostituito dalla comunicazione a pioggia del marketing (coordinata emblematicamente con la diffusione del merchandising) tesa a promuovere il prodotto ricorrendo a strumenti più vicini alla pubblicità che alla critica.

La critica si trova così a un bivio: mentre il cinema viene riconosciuto e accolto dentro il mondo accademico, la parallela nascita e crescita del web ne determina anche una nuova forma di critica-fai-da-te che non ha più bisogno di basi culturali solide ma soprattutto di rapidità di diffusione, di visibilità, di sintesi e di immediatezza di linguaggio.

Questo duplice binario si evolve in una giovane critica congelata nella comfort zone accademica e di pari passo di un arcipelago di siti e di blog che in tempi recentissimi diventeranno un utile strumento di propagazione del messaggio pubblicitario oltre le categorie critiche o in cui le categorie critiche si conformano in maniera molto disinibita al gusto personale.

Quali sono i valori di questa nuova critica? E’ ancora presto forse per una riflessione seria. Probabilmente, per quanto riguarda la rete. la collocazione del film all’interno di un sistema di riferimento a-storico e segnato soprattutto dall’adesione a un nuovo pantheon di valori formali e tematici. E’ un esito del processo postmoderno sul culto e celebrazione del “frammento”.

Parallelamente la critica accademica, partorita dalla moltiplicazione delle facoltà legate allo spettacolo, si adagia sugli strumenti propri della conoscenza accademica edificando molto spesso un sistema autoreferenziale totalmente separato dalla pratica del consumo; sarebbe infatti interessante conoscere i dati di vendita dei libri sul cinema che ancora generosamente appaiono sul mercato librario spesso nelle forme appena dissimulate della tesi di laurea o del dottorato di ricerca appena rivista e corretta in forma editoriale.
Il livello della scrittura, con rarissime eccezioni, oscilla tra il linguaggio dell’accademia e lo stile a volte barocco a volte semplificato del dilettante.

La scena internazionale sembra al momento, da quel che è dato intravedere, più rigorosa, più ricca di personalità, più interessata a una dialettica che in Italia, di fatto, tra gli estremi descritti, strutturalmente impossibilitati a dialogare, non esiste.

 

 

 

 

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