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INTERVISTA A LUCIA LORÈ

In concorso con il suo corto La Pescatora nel la sezione Cinema Donna a cura di Manuela Tempesta

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Lucia Lorè intervista da iMOVIEZ parla della realizzazione del suo corto La Pescatora.

 

 

   

Lucia Lorè si Laurea in Beni Culturali presso l’Università del Salento, si specializza in Recitazione presso la Civica ‘Paolo Grassi’ di Milano e studia Filmmaking presso la Link Campus University di Roma. La sua opera prima da Autrice IMMAGINARE T (Regia Naike Anna Silipo) oltre ad essere selezionata in numerosi festival nazionali e internazionali, vince la Menzione Speciale al Festival di Torino ‘lavori in corto’ e rimane in esposizione per tutto il 2018 alla Peltz Gallery di Londra, al CCCB di Barcellona e al LABS Gallery Arte Contemporanea di Bologna. Scrive il Doc.Short La Pescatora (Regia Naike Anna Silipo) selezionato al Festival del Cinema Europeo e al Salina Doc. Festival. Scrive e dirige il videoclip musicale EROI (Lucia Manca) recensito da Rolling Stone Italy.  Scrive e dirige WOMEN Finalista per il Contest #bodytelling della rivista Marie Claire Italia.

Com’è nata l’idea di realizzare un corto in un contesto culturalmente “maschile”, come quello della pesca?
L’idea de La Pescatora è nata all’interno di un processo creativo che aveva come must quello di parlare di tematiche di genere. Venivo dal mio primo lavoro di scrittura – ‘Immaginare T’ – e volevo rimanere sul filone narrativo legato all’emancipazione, sia da un punto di vista prettamente legato al genere, che dal punto di vista politico. La Pescatora non è una storia frutto della conoscenza del contesto, quello è avvenuto in un secondo momento, durante la scrittura e le ricerche sul territorio. La storia è nata in maniera assolutamente spontanea. Spesso mi viene chiesto, e io rispondo, che non provenga da una famiglia di pescatori e non sono mai neanche salita su una barca per pescare. Si può dire che è nata per caso, scrissi di getto tre sinossi differenti e leggendole alle mie colleghe quella sulla Pescatora piacque molto e sembrava la più fattibile. Così iniziai delle ricerche e giorno dopo giorno nacque la storia.

Quali difficoltà hai incontrato durante la lavorazione?
Pandemia a parte (dovevamo girare a Marzo quando si è fermato il mondo), ho impiegato cinque lunghi anni alla ricerca di una Produzione che credesse in questa storia senza dovermi imporre il lato creativo, la regia, la fotografia. Una Produzione che credesse nella storia, e in me, come punto di partenza. Dopo una serie di sfortunati eventi, ho avuto la fortuna d’incontrare la mia Produttrice, Laura Catalano (8Production) e tutto ha iniziato a prendere forma anche grazie alla sua tenacia. Il Set, in realtà, si è rivelata la parte più semplice e rilassante di tutto il processo, dalla pre-produzione alla post.

 
 

 
 

Come ti sei preparata ad interpretare il tuo personaggio?
Il personaggio di Lea è frutto della ricerca, della costanza e dell’incontro con una vera Pescatora di Porto Cesareo (Lecce), ovvero Laura Ferrari. L’incontro con Laura mi ha dato la possibilità di conoscere il suo mondo, entrare a farne parte in punta di piedi e, pian piano, attraverso una conoscenza e una fiducia reciproca, poterlo raccontare. Durante i cinque anni di gestazione della storia mi sono trovata molteplici volte in barca con Laura e ho potuto osservarne il ‘gesto’, il mestiere e ‘rubare’ quanto più possibile da lei. La maniera in cui muoveva il corpo, la sua camminata, il suo sguardo sulle cose e sul mondo. Ma la preparazione più grande rimane ancora oggi per me l’ascolto dei suoi racconti. Una tradizione orale che mi ha arricchita in primis come donna, e poi come autrice/attrice.

Tecnicamente, quali scelte stilistiche hai fatto?
Tecnicamente sapevo che volevo raccontare una storia ‘sporca’, uno sguardo quasi documentaristico per restituire il senso vero della vita di una Pescatora. La maggior parte del film, infatti, è girato con camera a mano, solo il flashback di Lea/bambina è ‘pulito’, scenograficamente e fotograficamente costruito nei minimi particolari. Volevo una cartolina d’infanzia. Ancora oggi quando osservo i bozzetti di scenografia rimango estasiata. La stanza di Lea/bambina era un deposito che è stato completamente ricostruito dalla talentuosa Scenografa – Egle Calò – e illuminato dall’altrettanto talentuosa D.o.P. Valeria Schifeo.

Quale messaggio ti piacerebbe lasciare al pubblico attraverso la tua opera?
Sintetizzo sempre con un motto che riprende le battute del film, ovvero “non sono una Sirenetta, son una Pescatora”. Per me è come un monito per le nuove generazioni di bambine, il non lasciarsi definire dagli altri in quanto donne ma trovare ognuna la propria strada, anche la più improbabile, che le faccia sentire autentiche. La Pescatora prima di essere una storia di donne è una storia di emancipazione, soprattutto dalla famiglia. Questa è la prima lotta che dobbiamo intraprendere e vinta questa abbiamo gli strumenti per emanciparci da tutto il resto. Vedo ancora oggi adulti bloccati dalle loro famiglie di origine che rimangono perennemente figli/e. È devastante, e questo è un gap tipicamente culturale ed italiano. Inoltre, credo che raccontare La Pescatora abbia la stessa importanza del raccontare qualsiasi minoranza declinata all’infinito. Dai disabili, agli omosessuali, agli anziani, ai transessuali, ai gemelli…insomma qualsiasi mondo che viene raccontato poco. Oggi forse un pò di più, ma credo ci sia ancora tanto da raccontare.

Il cortometraggio La pescatore di Lucia Lorè è in concorso nella sezione Cinema Donna curata da Manuela Tempesta nell’ edizione 2021 del festival Corti in Cortile.

 

 

cortiincortile.it

 

 

 

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