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A TU PER TU CON ALIZA BRUGGER E IL SUO ROADKILL

In concorso per la sezione Cinema Donna a cura di Manuela Tempesta

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La regista e sceneggiatrice americana parla della sua opera Roadkill .

 

 

Aliza Brugger è una produttrice, regista e sceneggiatrice di Los Angeles / New York, originaria del Nebraska. Ha ricevuto il suo MFA nel cinema dalla Columbia University dove ha scritto, diretto e prodotto diversi lungometraggi, piloti televisivi e cortometraggi che sono stati proiettati neu festival in tutto il mondo. Aliza ama esplorare i temi legati alla sessualità, al mondo femminile, alla natura e alla distopia. Il suo obiettivo come regista è quello di creare storie che colleghino gli spettatori all’immagine, tra di loro e con il mondo.

Perché hai sentito il bisogno di fare un corto sul tema di “ Roadkill”?
“Roadkill” si basa sull’esperienza di essere “queer” (ovvero né eterosessuale, né cisgender) in mezzo alla classe operaia, in una comunità rurale. Quando ero bambina, non solo non mi sono mai sentita rappresentata nella mia comunità, ma non mi sono mai sentita rappresentata dai media. I personaggi “queer” sembravano esistere solo al sicuro, nelle metropoli ricche. Così, durante il liceo, ho negato la mia sessualità che, pensavo, mi avrebbe tradito nel mondo rurale. Poi, al college, ho tagliato i ponti con le mie radici per cercare di capire la mia “bizzarria”. Alla fine, sono tornata nella fattoria dei miei genitori per collegare queste due parti di me: la mia “ruvidità” e la mia “bizzarria”. Così, ho imparato che non solo potevano coesistere, ma che si completavano, addirittura si elevavano l’un l’altra.

Quali difficoltà hai incontrato durante le riprese?
Anche se è stata una delle mie più grandi gioie, è stata anche una delle mie più grandi sfide filmare il corto nella città da cui provengo. Non uscivo quando ero a casa così, quando ho cercato di coinvolgere molti dei miei amici ed ex insegnanti, che avrei voluto interpretassero i personaggi secondari del mio corto, tanti hanno rifiutato e hanno scelto di non partecipare. E’ stata dura comprendere che ero cresciuta, ma che le persone che amavo, e rispettavo, non lo erano. Tuttavia, intorno a me, c’era più sostegno di quello che non sembrava, così ho abbracciato l’amore e ho spinto avanti.

 
 

Come hai scelto il cast e come hai impostato il lavoro insieme a loro?
Quando andavo alla ricerca di Wanda e Tillie, cercavo delle donne che cogliessero il cuore della storia e, che naturalmente, comprendessero quali erano le più grandi paure e i desideri dei personaggi. Tuttavia, una delle parti più importanti del casting era capire se tra le protagoniste ci sarebbe stata “chimica”. Nana e Gamze avevano un legame che sembrava naturale, era molto credibile e tangibile. È stato un piacere lavorare con loro.

 
 

Cosa vorresti che il pubblico comprendesse attraverso il tuo lavoro?
Il mio obiettivo con “Roadkill” è quello di dimostrare che la “bizzarria” non deve essere considerata diversamente rispetto, per esempio, allo status economico o alla posizione sociale.

 

Aliza Brugger is a Los Angeles / New York City based producer, director and screenwriter originally from Nebraska. She received her MFA in filmmaking from Columbia University where she has written, directed and produced several features, TV pilots and short films that have screened in festivals all over the world. Aliza enjoys exploring themes of sexuality, female connection, nature and dystopia. Her goal as a filmmaker is to create stories that connect viewers to the image, to each other and to the world.

Why did you feel the need to make a short on Roadkill?
Roadkill is based on the experience of being queer in a working class, rural community. When I was a kid, not only did I never see myself represented in my own community, but I also never felt represented in the media. Queer characters only seemed to exist safely in the wealthy, metropolises. So, through high school, I denied the sexuality that I thought would have betrayed me in a rural world. Then, in college, I cut ties with my roots in order to study my queerness. Eventually I returned to my parents’ farm in order to connect these two parts of myself, my ruralness and my queerness. I learned that not only could they coexist, but that they complimented, even elevated one another.

What difficulties did you encounter during filming?
While it was one of my biggest joys, it was also one of my biggest challenges filming the short in the town where I’m from. I hadn’t come out since I’d been home, so when I shared with a lot of my friends and former teachers who would be playing the background characters the topic of my film, many rejected and chose not to participate. It was hurtful to feel that I had grown but to learn that people I loved and respected had not. However, there was more support than there wasn’t, so I embraced the love and pushed forward.

How did you choose your cast and how did you work together?
When hunting for Wanda and Tillie, I was looking for women who understood the heart of the story, who naturally understood the characters’ greatest fears and wants. However, one of the most important part of the audition process was doing chemistry tests. Nana and Gamze had a natural bond that was very believable and tangible. They were a pleasure to work with.

What would you like the audience to understand through your work?
My goal with Roadkill is to show that joyful queerness doesn’t have to exist separately from economic status or location.

Il cortometraggio è in concorso nella sezione Cinema Donna curata da Manuela Tempesta nell’ edizione 2021 del festival Corti in Cortile.

 

 

cortiincortile.it

 

 

 

 

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