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INTERVISTA A LUCA BONAFFINI

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iMOVIEZ Magazine intervista in esclusiva il cantautore Luca Bonaffini

 

 

   

Luca Bonaffini, nato a Mantova il 28 ottobre 1962, cresce in un ambiente famigliare fortemente influenzato dalle discipline artistiche. Appena quindicenne, dopo diversi approcci con le sue grandi passioni – il disegno e il teatro – impara a suonare da autodidatta la chitarra, scoprendo i vinili dei cantautori, soprattutto italiani, ma anche americani, francesi e spagnoli. Diplomatosi maestro elementare, interrompe la carriera degli studi universitari per dedicarsi completamente alla passione della chitarra e della scrittura di canzoni.

“L’innocente l’incompreso l’uomo non comune..” A chi si riferisce in questa strofa tratta da “Scialle di pavone?”
Mio padre, in particolare. Più in generale agli artisti, i creativi criptati che, nel buio della notte, del dopo-lavoro e nella rivelazione della seconda (e forse vera identità), si travestono della propria arte, dando vita a un altro sé: quello del pavone, vanitoso e meraviglioso proiettore della propria fantasia e, appunto, creatività.

Per Luca Bonaffini la canzone d’autore non è morta. Nel libro di Mario Bonanno a Lei dedicato la definisce un mezzo per inoltrarsi in uno spazio in cui ritrovare spessore umano senza aver bisogno di urlare. Quindi Bonaffini chiama sempre piano?
No, magari. In teoria sì, ma nella vita pratica si spreca un sacco di voce e di energia. La canzone, la mia modalità-canzone, è il linguaggio che mi permette di utilizzare due discipline artistiche assai delicate: la musica e la poesia. Quindi perché, dopo che uno è costretto a gridare tutto il Santo giorno, non chiamare piano?

“Come sarò come sarai nel silenzioso avvenire dei così detti normali…” A distanza di anni cosa risponderebbe a questa sua frase, cioè…com’è oggi Luca Bonaffini?
Che i “così detti normali” sono impazziti e cavalcano un mondo fatto di apparenze e di scontatezze che umiliano il concetto di normalità. Io sono un po’ più isterico e consapevole di un tempo e, incubi a parte (spesso riflesso del reale quotidiano), continuo a fare bei sogni. Sono diversamente normale!

Claudio Lolli nell’intro del libro la definisce “un sapiente orafo della canzone, ma tanto pudico e modesto…” Cos’è cambiato di Luca Bonaffini in 30 anni di carriera, e in cosa invece avrebbe voluto cambiare?
1996-con-claudio-lolliHa ragione Claudio nel pudico e modesto. Sull’orafo, grazie, mi valorizza forse più di quanto meriti… In 30 avrei preferito costruire uno spazio solido per le realtà culturali-artistiche-musicali future ma, quando mi guado intorno, vedo un mucchio di cialtroni che piuttosto che lavorare seriamente, aspettano Godot e il tram dei Gratta e Vinci. Ti passa un po’ la voglia di combattere contro i coglioni a vento…

 
 

Lolli parla anche di sofferenza della creazione. Provi a farci capire cos’è.
Il parto non fa soffrire? C’è un’idea che prende corpo e il fisico è carne viva. Quindi la sofferenza è la sensazione che meglio riusciamo a dare per quella cosa che esce da noi. Ma io parlerei di dolore parziale finalizzato a una gioia infinita.

 
 

Come amava definirla invece Pierangelo Bertoli?
In tanti modi. Angelo era un uomo pieno di tutto, a volte ipercritico altre volte ricco di energia. Ho letto anche cose non sempre piacevoli, ma – in linea di massima – ho preferito guardare i fatti. E a fatti, Bertoli ha fatto per me più di quanto tutti gli altri abbiano immaginato.

Il cantautore numero uno in assoluto per Luca Bonaffini?
Non esistono numeri uno, due e tre. Esistono solo numeri unici.

foto-copertina-luca-bonaffini-ciao-pierangeloIl vostro rapporto lavorativo-creativo lo abbiamo potuto sentire nelle canzoni. Ma il vostro rapporto umano?
Conflittuale come quello di un padre e di un figlio. Lui troppo protettivo, io un po’ superficiale (allora…). Ma alla fine, il ricordo che ho di lui, è di un “uomo”. E il suo essere “umano” è cosa di altri tempi, come ad esempio l’essere di parola.

Leggendo il libro a lei dedicato mi sono incappato in un momento della sua carriera in cui per un periodo non riuscì più ad imbracciare la chitarra. L’artista che c’è dentro alla fine vince sempre?
Spesso, non sempre. C’è chi non ce la fa più e appende la fantasia al chiodo. Io ho vinto spesso, per ora. Almeno lì.
Ed ora Bonaffini ha di nuovo voglia di teatro, e il tour 2017 lo vedrà in teatri di quattro città Italiane, portandoci appunto canzoni di protesta e amore.

Ci porterà degli inediti?
Sì, ho voglia di inediti, Se no mi trasformo in un’antologia vagante!

Ed ecco che siamo arrivati alla neo nata C7 ART & MUSIC.Il 7 è un numero molto ricorrente nei suoi progetti, vedi “Sette volte Bertoli”, il prossimo “Sette volte Bonaffini”, non dimenticando “La settima nota”… Da dove arriva questa specie di ricorrenza del 7?
C7 è la sigla del do settima, un accordo molto bello che profuma di blues. E’ dotato di un bemolle (il SI, appunto) che lo rafforza e fa immaginare qualcosa per il dopo. Io, inoltre, amo giocare coi numeri. E il sette è il numero della quotidianità, oltre che delle note.

Grazie di essere stato con noi a Luca Bonaffini.L’aspettiamo per un prossimo incontro, magari in occasione di un nuovo lavoro…
Non mancherò!

 

 

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