LUNGOMETRAGGI

LOST IN DEVIL’S COUNTRY

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Terminate le riprese di  “Lost in Devil’s country“, il nuovo film di Matteo Corazza. ll film riunisce svariati ingredienti comuni dei film horror. Un “essere” non morto in cerca di vendetta, un casolare abbandonato in una cornice rurale e i protagonisti che si ritroveranno in un consteso non proprio ideale all’interno del quale bearsi. Molto suggestive le locations scelte, appartenenti ad alcuni paesi del territorio veneto, che di campagne e ampi spazi sinistri, ne offre a palate.

Sinossi:

   

Inverno 1982. La tranquilla cittadina di Rusco Roid è sconvolta da una rapina alle Poste Centrali culminata con la morte di un’impiegata. I rapinatori in fuga, braccati dalla Polizia, sono costretti a rifugiarsi in una villa abbandonata e sperduta nelle campagne circostanti. Il luogo, apparentemente insignificante, è stato invece teatro, 20 anni prima, di una brutale aggressione e di un duplice omicidio ai danni di una ragazza, figlia dei proprietari della casa, e del suo fidanzato americano. Della «presenza» della giovane, in forma di spettro, e della sua vendetta, se ne accorgeranno ben presto i malviventi, specie il loro capo, detto «Libe», reo degli stessi crimini cui lei fu sottoposta vent’anni prima. Rigenerata da un melmoso liquido nero attuerà il suo castigo. Indurrà il «Libe» ad un progressivo stato confusionale e visionario che lo porterà a vivere situazioni indecifrabili sospese tra la realtà sensoriale ed il delirio psicologico fino al drammatico epilogo finale nel quale, in un intreccio di personaggi, storie e situazione concatenate, tutti i protagonisti legati a quel luogo torneranno a palesarsi.

Curiosità sul film:

La scena delle beffe

Nella scena anni ’60 del cinema di Ponte di Piave, nonostante le insistite e pedanti raccomandazioni del direttore di produzione affinché tutti i cellulari delle comparse e dello staff fossero spenti uno solo squillò: quello del direttore di produzione.

Tè per una notte

 
 

Per sopperire al gelo della sala cinematografica furono preparati e serviti 15 litri di tè caldo e 15 di vin brulè.

 
 

Amici nostri

Per omaggiare il maestro Mario Monicelli (morto qualche giorno prima della scena del cinema) si è deciso di affiggere alla cassa (così pure all’esterno del cinema di Codognè) la locandina del suo film Risate di gioia uscito proprio nel 1960, anno in cui è ambientata la sequenza. Il film a cui invece assistono gli spettatori è La maschera del demonio, film horror del regista Mario Bava.

 La leggenda del santo bevitore

Nella scena anni ’60 del bar a San Fior di Treviso l’attore Leonardo Ribas e l’attrice Iman Piccolo bevvero, nella ripetizione dello stesso ciak, rispettivamente 6 whiskey e 6 caffè di fila prima che qualcuno li sostituisse con bevande di scena.

 

Per maggiori info sul film visita il sito ufficiale

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